5 idee malsane sul digital marketing

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Ehi ciao, voglio aprire questa puntata leggendoti delle frasi che ho annotato negli ultimi anni.
Senti questa:

“Abbiamo meno di mille di follower su instagram ma non abbiamo mai fatto una sponsorizzazione, li abbiamo ottenuti tutti senza spendere un euro.”

oppure quest’altra:

“Questo è il profilo di un nostro concorrente, ha tanti follower ma considera che lui fa le sponsorizzate. Così sono bravi tutti.”

l’ultima e poi vado al dunque:

“Al momento i nostri post non sono granché, ma noi non siamo degli esperti, impariamo piano piano”

Mi chiamo Sebastiano Pitruzzello, meglio noto come Gorillaradio, e in questa puntata voglio parlarti di alcune alcune idee sbagliate ma molto diffuse sul digital marketing.
Gli strumenti più preziosi per il mio lavoro sono Google Docs e Google Sheets, gli equivalenti di Word ed Excel ma a marchio Google e basati su cloud. Proprio perché sono su cloud, non cancello mai nulla. E mi piace rileggere vecchi appunti e vecchi documenti, soprattutto gli appunti presi durante i colloqui con clienti e potenziali clienti. Anche quelli con cui poi non è nato un rapporto di collaborazione. Li conservo perché molti di questi appunti contengono affermazioni, come quelle che ti ho letto poco fa, che sintetizzano perfettamente le idee sbagliate di cui voglio parlarti

Internet e i social network non sono galline dalle uova d’oro

Moltissime persone hanno una visione distorta del digital marketing, soprattutto del social media marketing. Questa ha molto a che fare con una sorta di ancoraggio mentale, cioè queste persone vedono internet e la sfera social così come li hanno conosciuti e non accettano la realtà, ovvero che queste cose cambiano. E cambiano molto in fretta e di continuo. È vero che tutti gli ambienti sociali online, come Instagram e Facebook, in un primo momento devono attirare utenti. Nei primi anni di vita di un social network ci sono meno utenit, non ci sono ancora inserzionisti pubblicitari, o non ce ne sono ancora tanti e quindi c’è più spazio per tutti, è una cosa normale. Il problema è che molte, troppe persone non accettano questa realtà e continuano a comportarsi come se quella fase iniziale durasse in eterno. Così facendo investono risorse ed energie nella direzione sbagliata.

Mai dare il timone in mano al mozzo

In Italia il digital marketing è compito dell’ultima ruota del carro, spesso un cugino o un amico di famiglia. Immagina un attimo questo scenario. Immagina che il titolare di un’azienda decida di affidare contabilità e fiscalità a un amico o parente che non ha nessuna competenza, se non delle nozioni elementari di aritmetica. Non ha competenze ma ha tanto tempo libero, e questo dovrebbe già fare riflettere. Il risultato è che fa acqua da tutte le parti, crea mille casini ma il titolare dell’azienda è contento di non dover pagare quello che costa un consulente preparato e aggiornato.

Uno scenario assurdo no? Totalmente slegato dalla realtà. Ecco questa cosa in ambito digital marketing e comunicazione è la prassi per la maggior parte delle piccole imprese. Il risultato è che per queste realtà il social media marketing diventa un impegno inutile, anziché essere una via per guadagnare di più diventa un costo, una tassa. Un costo basso, per carità, perché il cugino non viene pagato o viene pagato pochissimo, ma pur sempre un costo, soprattutto è una grande opportunità sprecata. Infatti, per un imprenditore illuminato le vere minacce non sono le spese che deve affrontare, piuttosto sono i guadagni che non sta ottenendo.

Il digital marketing non è un gioco o uno sport

Il digital marketing non è un gioco e nemmeno uno sport. Investire in campagne pubblicitarie per raggiungere più persone con i propri contenuti non significa barare. Rileggo la frase di quel ristoratore che ho citato all’inizio che diceva:

“Questo è il profilo di un nostro concorrente, ha tanti follower ma considera che lui fa le sponsorizzate. Così sono bravi tutti.”

Niente di più sbagliato. Per prima cosa devi considerare che non tutte le aziende vendono beni o servizi che si sposano bene con la creazione di contenuti. Sui social, per esempio, chi produce o vende costumi da bagno ha sicuramente vita più facile di chi vende tubi in acciaio. E poi considera la difficoltà di produrre contenuti di qualità in quantità e con costanza. Di sicuro non ce la può fare il cugino o l’amico che abbiamo citato nel punto precedente. E anche nel caso in cui si possa contare su un professionista del content marketing, una strategia di pubblicità a pagamento per valorizzare questi contenuti e farli arrivare a tante persone è indispensabile.

Altra idea totalmente sbagliata è che contiene quella frase è che creare delle campagne pubblicitarie sui social sia una cosa che può fare chiunque. Lo strumento è disponibile a tutti, chiunque può cliccare su quel pulsante. Quello che non può fare chiunque è ottenere risultati.

Non cercare la prossima terra di conquista

Troppo spesso si parla di chi ha avuto successo come qualcuno che è stato fortunato. Magari fortunato perché ha iniziato prima degli altri. Mi capita praticamente ogni giorno di leggere o sentire qualcuno che dice: “certo, all’inizio su Instagram era più facile, oggi è impossibile.” oppure: “su Facebook all’inizio si facevano numeri con pochissimi soldi”

E così stanno tutti a cercare la prossima piattaforma dei miracoli. Proviamo Tiktok, proviamo Triller, proviamo Clubhouse. Questo non è un atteggiamento intelligente, le piattaforme su cui comunicare vanno scelte in base ai contenuti che si vogliono o si possono creare. La tua azienda vende un prodotto che rende bene in foto? Instagram può essere la piattaforma giusta. I prodotti che vendi si prestano anche alla creazione di piccoli video divertenti? Considera anche Tiktok. Vendi dei servizi complessi che necessitano di spiegazioni lunghe e dettagliate? Un blog o un canale Youtube possono fare al caso tuo. Per raggiungere il giusto numero di persone in target la soluzione è la pubblicità a pagamento su queste piattaforme. Se quello che ti blocca è proprio la possibilità di sostenere questo investimento in pubblicità, probabilmente tutta la tua idea di business è da rivedere.

Andare piano significa perdere il treno

Ti rileggo una delle frasi con cui ho aperto:

“Al momento i nostri post non sono granché, ma noi non siamo degli esperti, impariamo piano piano”

La cosa più importante da tenere a mente quando si parla di internet e di digital marketing è che queste cose vanno maledettamente veloci. E questo è un bene secondo me, perché significa che hai modo di raccogliere dati velocemente e capire se quello che stai facendo sta funzionando o meno. Prendersela comoda, imparare piano piano, significa sempre perdere un treno. Perché man mano che cominci a capirci qualcosa, quel qualcosa cambia. Un esempio concreto? Tante realtà che conosco sono rimaste folgorate dagli anni ruggenti di instagram, quelli in cui si facevano foto ultra patinate per acchiappare like. Piuttosto che cavalcare quell’onda nella maniera giusta, ovvero affidandosi a chi quei contenuti li sapeva realizzare, hanno preferito cercare di fare da soli. Tutto bellissimo se non fosse che ci hanno messo una vita a diventare capaci di produrre dei contenuti appena decente e nel frattempo Instagram è cambiato.

Bene, siamo arrivati alla fine di questo episodio. Spero che queste mie considerazioni su queste idee tanto sbagliate quanto diffuse ti siano utili come spunto di riflessione. Se vuoi lasciarmi un commento puoi inviarmi un messaggio su Instagram, trovi il link nella descrizione della puntata. Un super ciao da Gorillaradio.

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